Guardavo dal Buio
Avevo ventidue anni e un cazzo che si induriva solo a pensare di essere scoperto. Quella sera abitavo ancora nell’appartamento al terzo piano con la finestra che dava direttamente sul cortile interno. Di fronte, al secondo piano, c’era la camera di Giulia e Marco. Entrambi bellissimi: lei ventuno anni, seni sodi, culo alto, gambe lunghe; lui ventitré, spalle larghe, addominali scolpiti, un modo di muoversi che prometteva già tutto. Da settimane li guardavo. Quella notte le tende erano aperte. Spensi la luce della mia stanza e mi avvicinai alla finestra. Loro non sapevano di essere osservati. O forse sì. Giulia era già nuda, in ginocchio sul letto, mentre Marco le stava dietro. Lo vidi abbassarsi e leccarle la figa dall’indietro, la lingua che spariva tra le natiche. Giulia gemette, il suono arriva fino a me attraverso il vetro. Il mio cazzo era già duro. Lo liberai dai pantaloni e cominciai ad accarezzarlo lentamente, gli occhi fissi su di loro. Marco si alzò e le spinse dentro il cazzo con una sola spinta. Giulia aprì la bocca in un urlo silenzioso. Lui cominciò a scoparla con ritmo costante, le mani che le stringevano i fianchi, le palle che le sbattevano contro. Io mi masturbavo al loro stesso ritmo, stringendo più forte ogni volta che lui spingeva fino in fondo. A un certo punto Giulia si voltò verso la finestra. I suoi occhi sembrarono cercare qualcosa nel buio. Per un attimo pensai che mi avesse visto. Il cuore mi accelerò. Lei sorrise. Poi tornò a guardare Marco e spinse indietro i fianchi con più forza. Continuarono. Marco la girò sulla schiena, le aprì le gambe e la penetrò di nuovo, più lento, più profondo. Vidi chiaramente il suo cazzo entrare e uscire, lucido, spesso. Giulia si toccava il clitoride mentre veniva scopata, la testa reclinata all’indietro. Io andavo più veloce, il pre-sborra che mi colava sulle dita. Quando lei venne, il corpo che si inarcava, io dovetti mordermi il labbro per non gemere. Non avevano finito. Giulia si mise a quattro zampe vicino alla finestra, il culo rivolto quasi verso di me. Marco le aprì le natiche e le spinse il cazzo nel buco del culo. Entrò piano, centimetro dopo centimetro. Giulia digrignò i denti, poi spinse indietro. Lui cominciò a scoparle il culo con spinte lunghe e profonde. Io non riuscivo più a trattenermi. Mi masturbavo con violenza, gli occhi spalancati, il respiro corto. Venni proprio mentre Marco le sborrava dentro, getti bianchi che vidi colarle lungo la coscia. La mia sborra schizzò contro il davanzale e sul vetro. Restai ansimante, il cazzo ancora pulsante in mano, a guardarli. Giulia si stese sul letto, le gambe aperte, la sborra che le usciva. Marco le leccò la figa e il culo, pulendola. Poi, all’improvviso, Giulia si alzò, si avvicinò alla finestra e guardò dritto verso il mio appartamento. Alzò una mano e fece un piccolo gesto. Come un saluto. Come un invito. Il cuore mi scoppiava. Lei disse qualcosa a Marco. Lui rise e guardò anche lui verso di me. Poi Giulia scrisse qualcosa su un foglio e lo appoggiò contro il vetro. Riuscii a leggere le parole al contrario, illuminate dalla luce della loro lampada: «Domani sera lascia la finestra aperta.
Vogliamo vederti mentre ti tocchi.
E forse ti faremo entrare.» Rimasi immobile a lungo, il cazzo di nuovo mezzo duro solo a leggere quelle parole. Alla fine sorrisi nel buio. Spensi anche la piccola spia del computer, mi ritirai dal vetro e sussurrai a me stesso:
«Domani sera ci sarò. E stavolta non mi nasconderò.» Sapevo già che non avrei più guardato soltanto.