Anny · Comici · 04 ott 2026

Il Cazzo che Non Voleva Entrare (e Altre Disgrazie Erotiche)

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Avevo ventuno anni, un corpo da manuale del porno e la sfortuna di innamorarmi del ragazzo più bello e più… disastroso del campus. Si chiamava Matteo: ventidue anni, faccia da angelo, addominali da rivista, un cazzo che sembrava scolpito e… zero coordinazione sessuale. Quella sera avevo deciso di farmelo. Finalmente. Dopo tre mesi di baci e preliminari da film romantico, volevo solo essere scopata come si deve. Arrivò a casa mia con un sorriso da principino e una bottiglia di vino che mi consegnò dicendo: «Ho preso quello costoso, così se finiamo a letto almeno siamo classy». Io indossavo solo una camicia bianca e mutandine di pizzo. Lui mi guardò, deglutì e disse: «Cazzo, sei una visione. Tipo… Madonna, ma più scopabile». Lo trascinai sul letto. Ci baciammo, ci spogliammo, tutto perfetto… finché non arrivò il momento clou. Mi misi a quattro zampe, il culo alto e invitante, e gli dissi con voce da divina: «Mettilo dentro. Adesso». Matteo si posizionò dietro di me, prese il cazzo in mano… e lo puntò contro la mia coscia.

«Un po’ più in alto, amore», gli sussurrai.

Lui corresse. Stavolta puntò contro la mia figa… e scivolò di lato, finendo dritto contro il buco del culo.

«Ops», disse.

Ops.

Riprovò. Stavolta entrò… nella figa. Per mezzo centimetro. Poi uscì di colpo perché aveva perso l’equilibrio e quasi cadde dal letto.

«Scusa, scusa, è che… è scivoloso», borbottò.

Io, già bagnata come un fontanile, gli girai la testa e dissi: «Matteo, se non me lo metti dentro entro dieci secondi ti legherò le palle e le userò come pomello del comodino». Lui annuì serio, si concentrò, prese una posa da ninja del sesso… e finalmente spinse. Entrò. Tutto intero. E io gemetti di sollievo.

«Ecco!», esclamò trionfante. «Sono dentro! Sono un dio del sesso!»

Poi iniziò a muoversi.

Con il ritmo di un tosaerba rotto.

Spinta. Pausa. Spinta. Pausa. Spinta… e di nuovo fuori.

«Cazzo, è uscito», mormorò.

«Lo so, amore. Lo so». Riprovò. Stavolta andò meglio. Cominciò a scoparmi con un ritmo quasi accettabile, le palle che mi sbattevano contro e tutto il resto. Io gemetti, lui gemette, sembrava che finalmente stessimo facendo sesso normale… finché non si accorse che stava guardando il poster di un gatto sul muro.

«Quel gatto mi sta giudicando», disse a mezza voce.

«Matteo. Concentrati sul mio culo, non sul gatto».

«Sì, sì, scusa». Riprese a spingere più forte. Il letto scricchiolava. Io stavo per venire. Lui stava per venire. Tutto perfetto… finché non sneezò.

Uno starnuto potentissimo.

Il cazzo uscì di colpo. La sborra gli sparò sulla mia schiena, sul culo, sul comodino e… sul poster del gatto.

Silenzio.

Poi lui, ancora ansimante, disse: «Ho… ho sborrato sul gatto».

Io scoppii a ridere così forte che mi venne quasi un crampo. Mi voltai, ancora piena di sborra sulla schiena, e lo guardai.

«Matteo. Hai appena sborrato su un poster di un gatto mentre mi scopavi. Sei ufficialmente il disastro sessuale più bello che abbia mai visto». Lui arrossì, ma il cazzo era ancora mezzo duro. Io mi leccai le labbra, mi misi a cavalcioni sopra di lui e dissi: «Adesso ti mostro io come si fa. E se starnuti di nuovo, ti faccio leccare il gatto». Questa volta funzionò. Mi infilai il suo cazzo ancora bagnato, cominciai a saltargli sopra con ritmo, i seni che ballavano, e lui finalmente smise di parlare di gatti. Mi scopò dal basso, mi afferrò le natiche, mi fece venire con un urlo mentre mi riempiva di nuovo di sborra. Quando finimmo, eravamo entrambi sudati, ridendo e ansimanti. Mi stesi sul suo petto e mormorai:

«La prossima volta porto un poster di un cane. Così almeno se sborri di nuovo, è variato».

Matteo rise e strinse il mio culo ancora lucido.

«Affare fatto. Ma solo se mi lasci entrare al primo colpo». E io, che sono una ragazza di mondo, risposi solo: «Sogni».

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