Elena P. · Anale · 04 ott 2026

Il lato B

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Avevo ventuno anni e un corpo che sapevo bene come usare. Seni sodi, vita stretta, culo rotondo e alto che faceva girare la testa a chiunque mi passasse vicino. Quella sera avevo deciso di farmi scopare il culo come non mi era mai successo. Avevo invitato a casa mia Leonardo, il ragazzo più bello del nostro gruppo: ventidue anni, alto, spalle larghe, addominali scolpiti e un cazzo spesso e lungo che mi aveva già fatto venire più volte in bocca e in figa. Ma stasera volevo solo quello. Volevo sentirlo spingermi dentro il buco più stretto. Quando aprì la porta lo guardai dritto negli occhi e dissi solo: «Stasera mi scopi il culo. Fino in fondo. Senza pietà.»

Lui sorrise, quel sorriso da cazzo che mi faceva bagnare all’istante, e mi spinse contro il muro. Mi baciò con violenza, le mani già sotto la gonna a stringermi le natiche. Mi girò di schiena, mi abbassò le mutandine e mi aprì le chiappe con le dita. Sentiì il suo respiro caldo contro il mio buco mentre mi leccava, la lingua che girava intorno all’anello stretto, che spingeva dentro, che mi apriva piano. Gemetti forte, la fronte premuta contro il muro, le gambe già tremanti. Mi portò sul letto. Mi misi a quattro zampe, il culo alto e esposto. Leonardo si mise dietro di me, mi spalmò del lubrificante freddo sul buco e ci infilò prima un dito, poi due, poi tre, allargandomi piano mentre mi masturbava la figa con l’altra mano. «Sei così stretta…», mormorò. Quando i suoi tre dita scivolavano dentro e fuori senza più resistenza, sentii la testa calda del suo cazzo premere contro il mio anello. Spinse. Piano. Il dolore acuto mi fece chiudere gli occhi e digrignare i denti, ma non dissi di fermarsi. Volevo sentirlo tutto. Spinse ancora, centimetro dopo centimetro, finché le sue palle non mi toccarono le natiche. Ero piena. Il cazzo di Leonardo mi riempiva il culo in modo osceno, caldo, pulsante, che mi toglieva il respiro. Cominciò a muoversi. Prima lento, lunghe spinte profonde che mi facevano sentire ogni vena, ogni centimetro che entrava e usciva. Poi più forte. Le sue mani mi stringevano i fianchi e mi tiravano indietro contro di lui a ogni spinta. Il suono umido e osceno della carne che batteva contro la carne riempiva la stanza insieme ai miei gemiti. «Più forte», gli dissi con voce rotta. «Scopami il culo come se fossi una troia.»

Leonardo non si fece pregare. Aumentò il ritmo, spingendomi il cazzo fino in fondo a ogni colpo, le palle che mi sbattevano contro la figa. Mi afferrò i capelli e mi tirò la testa indietro mentre continuava a martellarmi il culo. Ogni spinta mi faceva uscire un gemito più alto, il dolore che si mescolava al piacere più sporco che avessi mai provato. La mia figa gocciolava sul lenzuolo, il clitoride duro e pulsante, ma non volevo che mi toccasse lì. Volevo venire solo con il cazzo nel culo. Mi girò di scatto sulla schiena, mi sollevò le gambe e me le piegò contro il petto. In quella posizione mi riinfilò il cazzo nel buco già aperto e ricominciò a scoparmi con violenza. Guardavo il suo volto teso, i muscoli delle braccia che si contraevano, il suo sguardo fisso sul punto in cui il suo cazzo scompariva dentro di me. «Guarda come ti allargo…», disse, e io guardai. Vedevo il mio anello rosso e lucido che stringeva il suo membro a ogni uscita e lo risucchiava a ogni spinta. Era la cosa più sporca e bella che avessi mai visto. Sentiì l’orgasmo arrivare dal fondo della pancia. Non toccai la figa. Venni solo con il cazzo nel culo, i muscoli che si contraevano intorno a lui in spasmi violenti, un urlo lungo e rotto che mi uscì dalla gola mentre il piacere mi accecava. Leonardo non si fermò. Continuò a scoparmi attraverso l’orgasmo, più forte, più profondo, finché non sentii il suo cazzo pulsare e riempirmi di sborra calda. Getti densi e abbondanti che mi invasero il culo, che mi colarono fuori mentre lui continuava a spingere fino all’ultima goccia. Quando si sfilò, sentii il buco rimanere aperto per un attimo, la sborra che mi scorreva lungo la figa e le cosce. Leonardo si chinò e mi leccò, raccogliendo il suo stesso sperma con la lingua e spingendolo di nuovo dentro di me. Poi si stese accanto a me, ancora ansimante. Io mi voltai di fianco, gli presi la mano e la misi sul mio culo ancora pulsante. «La prossima volta», gli sussurrai all’orecchio, «voglio che me lo fai venire due volte. Prima nel culo… e poi di nuovo nel culo.»

Lui sorrise e strinse le mie natiche con forza. Sapevamo entrambi che non sarebbe finita lì.

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