Ale Ros · Anale · 11 ott 2026

Il profumo del fondo

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Mi chiamo Marco e quella sera l’odore di lei mi ha fatto indurire prima ancora di toccarla. Lei si chiamava Sofia. Ventotto anni, capelli castani sciolti, pelle chiara e un corpo morbido nei posti giusti. Eravamo a casa mia. Avevamo già bevuto un bicchiere di vino e ci eravamo baciati a lungo sul divano. Quando le ho sfilato la gonna, l’odore della sua pelle calda e del suo sesso umido mi ha colpito subito: un sentore dolce e acido, misto a sapone e a qualcosa di più intimo. Mi sono inginocchiato tra le sue gambe e l’ho leccata. La lingua sulla figa calda, il sapore salato e dolce, l’odore che saliva dritto al cervello. Lei gemette e mi prese i capelli. Dopo un po’ si alzò, mi fece sedere e si mise in ginocchio. Mi aprì i jeans, tirò fuori il cazzo già duro e lo prese in bocca senza esitazione. Il calore della sua bocca fu immediato. Labbra strette intorno alla glande, lingua che girava, saliva calda che scendeva. Succhiava a fondo, facendo entrare il cazzo fino in gola, con piccoli suoni umidi e gorgoglii. L’odore del mio precome si mescolava al suo respiro. Continuò a pomparmi con la bocca, una mano sulle palle, l’altra che teneva la base. Ogni tanto tirava fuori il cazzo, lo leccava lungo la lunghezza e ci soffiava sopra, poi lo rimetteva dentro fino in fondo. Il piacere saliva veloce, caldo, pulsante. Quando stavo per venire le dissi di fermarsi. Volevo di più. La feci girare a quattro zampe sul letto. Le aprii le natiche. Il buco era piccolo, chiuso, di un rosa scuro. L’odore che saliva da lì era diverso: più caldo, più intimo, un sentore di pelle e di corpo che mi fece pulsare il cazzo. Ci soffiavo aria calda e lei si contraeva. Poi leccai. La lingua sull’orifizio, lenta, poi più premuta. Il sapore era neutro all’inizio, poi più intenso. Continuai a leccare mentre le mettevo un dito nella figa. Lei spingeva indietro il culo. Aggiunsi lubrificante. Un dito nel culo, poi due. Giravo, allargavo, sentivo i muscoli che resistevano e poi cedevano. Quando il buco fu abbastanza morbido, mi misi in posizione. La testa del cazzo premette contro l’anello stretto. Spinsi piano. Il calore interno fu incredibile: stretto, vellutato, pulsante. Entrò centimetro dopo centimetro finché non fui dentro fino alle palle. Sofia gemette forte, la schiena inarcata. Restai fermo un momento, respirando il suo odore. Poi iniziai a muovermi. Lente spinte all’inizio, poi più profonde. Ogni entrata faceva stringere il suo culo intorno a me. Il suono era umido, carnale. L’odore del sesso riempiva la stanza: sudore, lubrificante, figa bagnata e quel sentore più scuro del culo aperto. Continuai a scoparla, tenendole i fianchi, guardando il cazzo sparire e riapparire. A un certo punto la feci girare di nuovo. Si rimise in ginocchio e mi prese in bocca, questa volta con il sapore del suo stesso culo ancora sul cazzo. Succhiava con più fame, leccando via il lubrificante e il mio precome, facendo suoni più bagnati. Poi tornò a quattro zampe e mi fece rientrare. La seconda volta fu più facile, più profonda. Spingevo forte, le palle battevano contro di lei, e lei gemette il mio nome. Venni dentro. Il calore liquido si sparse nel suo culo stretto. Continuai a muovermi mentre scaricavo, spingendo lo sperma più in fondo. Quando uscii, un filo bianco e denso scese lungo il perineo. Mi chinai e leccai, assaggiando il mio sapore misto al suo. Poi lei si voltò e mi prese di nuovo in bocca, succhiando via gli ultimi residui, leccando le palle, prendendo tutto. Ci sdraiammo sudati. L’odore della stanza era pesante, di sesso vero. Lei mi baciò e io assaggiai me stesso sulla sua lingua. Quella notte la presi ancora, prima in bocca e poi di nuovo nel culo, più lentamente, godendomi ogni centimetro, ogni odore, ogni sensazione di calore e strettezza.

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