Il tocco del vuoto
Avevo ventidue anni e un corpo che sopravviveva grazie alla tuta di contenimento: seni sodi, vita stretta, culo rotondo. Ero l’unica sopravvissuta dell’equipaggio della nave esplorativa Cassiopea, bloccata in orbita intorno a un pianeta senza nome. Quella notte il sistema di supporto vitale segnalò una presenza esterna. La creatura entrò attraverso lo scafo come se fosse fumo solido. Prese forma umana: alta, androgina, bellissima, pelle di un nero assoluto che assorbiva la luce. Tra le gambe aveva un organo che sembrava fatto di liquido scuro e vivo. Mi guardò con occhi senza pupille e parlò direttamente nella mia testa:
«Hai bisogno di contatto. Io posso dartelo.» Annuì. La tuta si dissolse al suo tocco. Mi sollevò senza sforzo e mi fece galleggiare nel mezzo della plancia. La sua lingua era lunga e si divise in più estremità. Mi leccò i seni, il ventre, la figa, entrando e uscendo mentre altre estremità mi succhiavano i capezzoli e mi massaggiavano il clitoride. Venni fluttuando, il corpo scosso da spasmi in assenza di gravità. Poi il suo organo si solidificò e mi penetrò. Era caldo, polposo, e si muoveva da solo all’interno, dilatandosi e contraendosi. Mi riempì completamente, poi una seconda appendice si infilò nel culo. Due membri che si muovevano indipendentemente, trovando ogni punto sensibile. Io gridavo nel silenzio della nave, le mani che cercavano di afferrare qualcosa di solido e trovavano solo il suo corpo scuro. Quando venne, il liquido che rilasciò era freddo e luminoso. Mi riempì fino a farmi gonfiare leggermente il ventre, poi traboccò e galleggiò intorno a noi in gocce argentate. Continuò a muoversi dentro di me anche dopo, fino a farmi venire ancora due volte. Alla fine mi riportò sul pavimento. Il suo corpo cominciò a dissolversi di nuovo in fumo. Prima di sparire completamente mi lasciò un pensiero:
«Tornerò quando la solitudine diventerà di nuovo troppo forte. E stavolta resterò più a lungo.» Io, nuda, lucida del suo liquido, guardai il vuoto oltre il vetro e sussurrai:
«Ti aspetterò.»